Veduta dei Giardini di Augusto a Capri con montascale accessibile, gavel e bilancia della giustizia, simbolo della sentenza contro il Comune per discriminazione verso le persone con disabilità.
Capri, la sentenza che segna una svolta: il Tribunale condanna il Comune per discriminazione e impone l’adozione del P.E.B.A.

Una decisione che scuote l’isola e il Paese

Con la sentenza n. 8190/2026 del Tribunale di Napoli resa pubblica lo scorso 18 maggio viene condannato il Comune di Capri per discriminazione nei confronti delle persone con disabilità non è un semplice episodio locale. È una sentenza che rompe gli equilibri, che mette in discussione anni di ritardi e omissioni, e che trasforma un caso individuale in un precedente capace di influenzare l’intera nazione. Il Tribunale di Napoli ha riconosciuto che l’assenza del P.E.B.A. non è una dimenticanza amministrativa, ma una violazione dei diritti fondamentali.

La storia di Christian Durso e anni di barriere ignorate

Tutto nasce dalla vicenda di Christian Durso, che per anni non ha potuto accedere ai Giardini di Augusto. Le sue segnalazioni sono rimaste senza risposta, le diffide non hanno prodotto alcun cambiamento, e solo l’avvio di un’azione legale promossa insieme all’Associazione Luca Coscioni, ha costretto il Comune a intervenire. Quando finalmente sono stati installati due montascale, nel 2025, il danno era già stato fatto. Il Tribunale ha riconosciuto che quel ritardo ha limitato la sua libertà di movimento e la possibilità di vivere pienamente uno spazio pubblico.

Il cuore della sentenza: il P.E.B.A. come diritto, non come optional

Il punto più rivoluzionario della decisione è la qualificazione della mancata adozione del P.E.B.A. come discriminazione indiretta e collettiva. Il giudice ha affermato che non pianificare l’accessibilità significa comprimere i diritti delle persone con disabilità e violare la Legge 67/2006. È un passaggio che cambia tutto: da oggi, non avere un P.E.B.A. non è più un semplice ritardo burocratico, ma un atto discriminatorio.

Le prime parole dei promotori dell’azione legale

“È una delle poche condanne per condotta discriminatoria emessa in Italia nei confronti di un Comune a causa della mancata adozione del Piano di Eliminazione delle Barriere Architettoniche – dichiara l’avvocato Alessandro Gerardi, consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni – Nonostante la legge n. 41/1986 e la successiva legge n. 104/1992 impongano a tutte le amministrazioni comunali di dotarsi di un P.E.B.A., ad oggi sono pochissimi gli enti locali che lo hanno fatto. Grazie a questa ordinanza emessa dal Tribunale di Roma, da oggi sarà dunque possibile rivolgersi alla giustizia civile per costringere i Comuni a monitorare e a censire tutte le barriere architettoniche e sensoriali presenti sui loro territori e a programmare nel tempo gli interventi necessari alla loro rimozione”

“Il Tribunale di Napoli ha emesso una condanna significativa contro il Comune di Capri, colpevole di aver impedito per anni alle persone con disabilità come me di accedere ai celebri Giardini di Augusto – dichiara Christian Durso. Il Comune di Capri ha ignorato per anni le mie diffide e si è attivato concretamente solo dopo l’avvio della nostra azione legale. Questa sentenza ci ricorda innanzitutto che il diritto all’accessibilità e all’inclusione sociale non possono ammettere deroghe o ritardi ingiustificati”.

Un monito severo: ora i Comuni devono agire

La condanna al risarcimento quantificato in 6000 euro è solo una parte della storia. L’ordine di approvare il P.E.B.A. entro dodici mesi è un messaggio diretto a tutti i Comuni italiani che ancora non hanno predisposto il proprio piano. E sono la maggioranza. Per anni si è tollerato che l’accessibilità fosse trattata come un tema secondario. Questa sentenza ribalta la prospettiva: l’accessibilità è un diritto immediato, non negoziabile.

L’effetto domino: stazioni, treni, autobus e trasporto pubblico nel mirino

Il valore nazionale della sentenza è enorme. Se l’assenza di un P.E.B.A. è discriminazione, allora lo sono anche le stazioni senza ascensori funzionanti, le metropolitane inaccessibili, le fermate degli autobus prive di marciapiedi adeguati, i treni che non permettono l’imbarco autonomo. Ogni ritardo, ogni omissione, ogni “non ci sono fondi” può essere contestato come violazione dei diritti delle persone con disabilità. È un cambio di paradigma che potrebbe finalmente costringere il Paese a rendere accessibile il proprio sistema di trasporto pubblico.

Una vittoria che apre la strada a un’Italia più giusta

Christian Durso non ha ottenuto solo un risarcimento. Ha aperto una strada che altri potranno percorrere. Ha dimostrato che la tutela dei diritti non è un concetto astratto, ma qualcosa che può cambiare la vita delle persone. Se questa sentenza verrà compresa nella sua portata, l’Italia potrebbe avviare una stagione nuova, in cui i P.E.B.A. non restano nei cassetti e in cui gli spazi pubblici e i mezzi di trasporto diventano davvero luoghi per tutti.


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Di Juri Cerasini

Nato a Spoleto nel lontano 1975, negli anni ho sviluppato una formazione e una conoscenza sui diritti delle persone con disabilità e sulle politiche per l'inclusione sociale