Gli Internazionali BNL d’Italia 2027 avrebbero dovuto rappresentare, come ogni anno, la celebrazione dello sport e della condivisione. Un appuntamento che richiama migliaia di appassionati, famiglie, studenti, persone di ogni età e condizione. Un evento che, almeno nelle intenzioni, dovrebbe incarnare i valori più autentici del tennis: rispetto, lealtà, accessibilità. Eppure, dietro la patina di entusiasmo e di grandi slogan, si nasconde una realtà che lascia l’amaro in bocca. Quest’anno, il prezzo dei biglietti per le persone con disabilità è triplicato, passando da 34 a 121 euro. Un aumento che non può essere giustificato con la semplice logica del mercato, perché tocca direttamente il principio di uguaglianza e di partecipazione.
A rendere la vicenda ancora più contraddittoria sono le parole del presidente della FITP, Angelo Binaghi, che nelle conferenze stampa continua a invocare un tennis “free su Rai 1”, gratuito e popolare, aperto a tutti. Un’idea affascinante, certo, ma che stride con la realtà dei fatti: mentre si sogna il tennis libero in televisione, chi vive una disabilità deve affrontare costi insostenibili per assistere dal vivo alle partite. E parliamo di persone che spesso vivono con redditi sociali, pensioni minime o indennità di accompagnamento che non permettono di sostenere spese di questo tipo. Per molti, 121 euro non sono solo un prezzo alto: sono una barriera, una rinuncia, una forma di esclusione mascherata da normalità.
Il tennis, come ogni sport, dovrebbe essere un linguaggio universale, capace di unire e non di dividere. Dovrebbe essere un luogo di incontro, non di selezione economica. E invece, con questa scelta, si manda un messaggio chiaro: l’inclusione vale solo finché non costa troppo. Triplicare i prezzi significa trasformare la partecipazione in privilegio, la passione in lusso, il diritto in concessione. Significa dire, implicitamente, che l’accessibilità è un tema da citare nei comunicati, ma non da praticare nella realtà.
Per molti tifosi con disabilità, questo aumento non è un dettaglio amministrativo: è una ferita. È la perdita di un’occasione di normalità, di socialità, di appartenenza. È l’ennesimo segnale che la disabilità, in Italia, continua a essere trattata come un ostacolo, non come una condizione da accogliere. Eppure, le leggi parlano chiaro. La Costituzione tutela il diritto alla partecipazione culturale e sportiva. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità impone agli Stati di garantire accesso e pari opportunità. Ma quando il prezzo di un biglietto diventa un muro, quei principi restano sulla carta.
Presidente Binaghi, l’inclusione non è uno slogan da conferenza stampa. Non è un titolo da giornale. Non è un annuncio per fare bella figura. L’inclusione si misura nei fatti, nelle scelte, nei gesti concreti. E i fatti, oggi, dicono che per le persone con disabilità il tennis non è più accessibile. Dicono che la distanza tra le parole e la realtà si è allargata. Dicono che lo sport italiano, invece di abbattere barriere, ne sta costruendo di nuove.
Lo sport deve unire, non dividere. Deve essere per tutti, non per pochi. Deve essere un luogo di libertà, non di esclusione. Per questo chiediamo trasparenza, rispetto e prezzi giusti. Perché l’inclusione non si proclama: si pratica. E oggi, davanti ai tornelli del Foro Italico, quella pratica sembra essersi fermata.

