Il teatro e la politica sono mondi apparentemente distanti, ma in realtà sono più affini di quanto si possa pensare e i punti di contatto sono molteplici e in alcuni casi perfino contigui.
Basta prestare orecchio ad un comizio o una diretta fb per rendersi conto di quanto il monologo sia la forma di espressione più inflazionata.
Un solo ministro o attore, fate voi, poco importa che parla e racconta di ciò che ha fatto, di quanto ha migliorato il Paese. E lo fa con convinzione, credendo in quello che dice, quasi immedesimandosi, utilizzando il metodo Stanislavsky, probabilmente, in modo da diventare egli stesso il personaggio di cui racconta.
Se poi pensiamo l’attrazione quasi morbosa che hanno molti esponenti di questo governo per Tolkien, ecco che il gioco è fatto, la tempesta perfetta che prende forma e si scatena.
Capita così che il ministro dei trasporti Salvini, pensando probabilmente di essere uno dei protagonisti della saga del suscitato autore, inizi a raccontare in un evento pubblico, di una terra fantastica, o nazione, come meglio preferiscono chiamarla, l’ Italia.
In questo luogo fatato le persone con disabilità sono libere di muoversi come meglio credono, salendo e scendendo dai treni sia a breve che a lunga percorrenza, saltando da una metropolitana all’ altra e potendo perfino godere di un rapporto 1 A1 tra disabile e autobus di linea disponibile, ogni giorno, a tutte le ore, sempre!
Seguono applausi scroscianti, ovazioni e incoronazione come migliore ministro dei trasporti di Mordor e delle terre di mezzo.
Nel resto del territorio, invece ,dove tutte le persone reali con disabilità vivono, la storia è un’altra.
È prassi che per prendere un treno bisogna prenotare quattro giorni prima, altrimenti potrebbe essere non idoneo all’ accesso. Naturalmente assolutamente vietati gli impegni all’ ultimo minuto. Le stazioni pienamente attrezzate per passeggeri con disabilità sono meno del 10% , gli ascensori per accedere alle metropolitane cittadine sono presenti a macchia di leopardo e funzionano a singhiozzo e la possibilità di salire su un autobus di linea è un sorta di terno all’ otto, legata spesso alla disponibilità dei mezzi attrezzati sul territorio e al buon cuore del personale.
Come se non esistesse un diritto costituzionalmente garantito, alla libertà di muoversi , all’ eguaglianza , alla non discriminazione, come se questi principi che impattano con la qualità della vita si migliaia di persone e dei loro familiari, fossero parole scritte sulla sabbia e non valori fondanti della Repubblica.
E evito di proposito, di affrontare il tema dell’ esiguità dei parcheggi riservati,qualora si scegliesse di spostarsi con la propria auto.
Ma si sa a Mordor, i disabili non guidano e non utilizzano le autovetture ma il servizio di unicorni volanti messi in campo dal sopra citato ministero.
E noi a lamentarci, come ingrati.

