Scena di accessibilità Bologna: persona in carrozzina davanti ai portici e alle torri della città, con segnale semaforico di accessibilità e slogan ‘Bologna, entrata libera!
Bologna, entrata libera – la città che punta all’accessibilità universale: rampe, servizi inclusivi e informazione digitale per una città aperta a tutti.

Da Capri a Bologna: due Italie davanti all’accessibilità

Qualche giorno fa parlavamo della condanna del Comune di Capri da parte del Tribunale di Napoli per non aver adottato il PEBA e per aver ignorato per anni le richieste di accessibilità ai Giardini di Augusto. Una sentenza che ha ricordato a tutti i Comuni italiani che l’accessibilità non è un favore, ma un obbligo giuridico e un diritto fondamentale. Oggi, invece, vogliamo guardare a ciò che accade quando un’amministrazione decide di non aspettare ricorsi, diffide o tribunali, ma sceglie di agire. L’esempio più avanzato e politicamente significativo è quello del Comune di Bologna, che ha scelto di affrontare il tema dell’accessibilità non solo nei luoghi pubblici, ma anche in tutti gli spazi aperti al pubblico: i luoghi della vita quotidiana, del commercio, della socialità, della cultura.

Accessibilità Bologna: Una riforma che nasce da una scelta culturale e politica

Il 19 gennaio 2026 Bologna ha approvato la delibera PG 38999/2026, che integra il Regolamento Edilizio e introduce nuove Linee Guida per la visitabilità degli edifici aperti al pubblico. Non si tratta di un semplice aggiornamento tecnico, ma di una scelta culturale precisa: affermare che una città è davvero inclusiva solo se ogni persona può entrare ovunque, senza dover chiedere permesso, senza dover aspettare aiuti, senza dover rinunciare a un pezzo di vita perché un gradino lo impedisce. La riforma parte da un principio semplice e radicale: un dislivello superiore a 2,5 centimetri è una barriera. E una barriera, in una città che vuole essere moderna e giusta, non può essere tollerata.

Gli obblighi per gli esercenti: un percorso chiaro e progressivo

Per questo il regolamento stabilisce un ordine di priorità molto rigoroso per gli interventi. La rampa permanente interna è la soluzione da privilegiare, perché integra l’accessibilità nella struttura stessa del locale. Solo quando questa risulta tecnicamente impossibile si può ricorrere a una rampa esterna rimovibile sul marciapiede, che deve comunque garantire il passaggio pedonale e rispettare le misure minime di sicurezza. La rampa mobile su chiamata, invece, è una soluzione residuale, ammessa solo quando un tecnico asseveri l’impossibilità di realizzare le soluzioni prioritarie. Deve essere accompagnata da un pulsante esterno ben visibile, dotato di simbolo di accessibilità e posizionato a un’altezza raggiungibile anche da chi si muove in carrozzina. Il personale deve intervenire tempestivamente, posizionare la rampa e rimuoverla subito dopo l’uso, garantendo sicurezza e rispetto del Codice della Strada.

Tempi certi e sanzioni proporzionate

La stessa logica di responsabilità e gradualità si ritrova nei tempi di adeguamento. Fino al febbraio 2027 il Comune privilegia l’informazione e l’accompagnamento, ma dal 16 febbraio dello stesso anno iniziano le prime sanzioni per chi non ha avviato alcun intervento. Dal 2028 scatteranno anche le multe per chi non rispetta l’ordine di priorità delle soluzioni, a conferma che la rampa su chiamata non può diventare un alibi per non intervenire. Le sanzioni sono calibrate ma reali: da 50 a 300 euro per la prima violazione, con una diffida che concede 90 giorni per mettersi in regola, e una seconda sanzione molto più pesante – da 200 a 1.200 euro – se la situazione non viene risolta.

Le agevolazioni economiche: l’accessibilità come investimento collettivo

Accanto agli obblighi, Bologna ha scelto di affiancare strumenti di sostegno economico. L’esenzione dal canone per l’occupazione del suolo pubblico è una delle misure più importanti: chi installa una rampa esterna conforme alle Linee Guida non paga nulla, a condizione che presenti la documentazione necessaria e garantisca il rispetto dei passaggi minimi per i pedoni. Se la rampa è profonda meno di 50 centimetri, basta una comunicazione semplificata; se supera questa misura, occorre una domanda formale di concessione. Anche nei casi più complessi, come gli edifici tutelati dalla Soprintendenza, l’esenzione resta valida, purché si ottenga il nulla osta e si rispettino le indicazioni di tutela. Lo stesso vale per le aree private gravate da uso pubblico, come i portici: l’esenzione si applica, ma serve l’assenso del proprietario. Le rampe mobili su chiamata, invece, non generano alcuna occupazione stabile e non richiedono né comunicazioni né pagamenti.

I servizi igienici e l’accessibilità informativa: una visione completa

Il tema dell’accessibilità non si ferma però agli ingressi. Le Linee Guida affrontano anche la questione dei servizi igienici, richiamando il D.M. 236/1989 come riferimento tecnico principale. L’adeguamento è obbligatorio quando l’intervento edilizio riguarda l’intera unità immobiliare e l’attività è soggetta all’obbligo di avere un bagno accessibile. Se l’adeguamento completo è impossibile per ragioni tecniche, è ammessa una deroga, ma deve essere comunque garantita la visitabilità. In alcune attività, soprattutto quelle soggette a collocamento obbligatorio, la visitabilità deve estendersi anche agli spazi del personale, come spogliatoi e servizi interni. E poiché l’accessibilità non è solo fisica, ma anche informativa, le attività devono fornire indicazioni fruibili anche da persone ipovedenti, tramite mappe tattili, segnaletica ad alto contrasto o guide sonore, oltre a integrare informazioni sull’accessibilità nei materiali digitali, inclusi i QR code posti all’ingresso.

L’adesivo “semaforo”: trasparenza e accesso alle informazioni

Proprio il QR code è uno degli elementi più innovativi della riforma. L’adesivo “a semaforo”, fornito dal Comune e obbligatorio all’ingresso dei locali, utilizza i colori verde, arancione e rosso per indicare immediatamente il livello di accessibilità. Ma non si limita a questo: attraverso il QR code offre informazioni sugli orari, sulle regole di comportamento, sui menu, sulle modalità di accesso e persino contenuti in più lingue e audiodescrizioni per persone con disabilità visiva. È un modo per rendere l’accessibilità non solo un fatto strutturale, ma anche un’esperienza informativa completa, trasparente e universale.

Una città con la “giusta inclinazione”

In questo quadro, la campagna “Bologna, entrata libera”, lanciata l’8 maggio 2026, non è un semplice accompagnamento comunicativo, ma un tassello culturale fondamentale. Racconta una città che decide di avere “la giusta inclinazione”, che non si limita a rimuovere ostacoli ma costruisce un immaginario nuovo, in cui l’autonomia negli spostamenti quotidiani non è un’eccezione ma la normalità. È una scelta politica perché afferma un principio: l’accessibilità non è un costo da sopportare, ma un investimento sulla qualità della vita, sulla dignità delle persone, sulla credibilità delle istituzioni. È una scelta culturale perché cambia il modo in cui la città si racconta e si percepisce, trasformando un obbligo normativo in un gesto collettivo di civiltà.

Una città che non lascia indietro nessuno

Bologna, con questa riforma, non si limita a chiedere ai suoi cittadini di adeguarsi. Offre strumenti, agevolazioni, informazioni, accompagnamento. Stabilisce regole chiare, tempi certi, sanzioni proporzionate. E soprattutto afferma che una città è davvero aperta quando ogni porta può essere attraversata. Non è solo urbanistica: è politica nel senso più alto del termine. È la costruzione di una comunità che non lascia indietro nessuno.

Di Juri Cerasini

Nato a Spoleto nel lontano 1975, negli anni ho sviluppato una formazione e una conoscenza sui diritti delle persone con disabilità e sulle politiche per l'inclusione sociale