Speciale inclusione e politiche di pace
La puntata del 14 aprile di Habilmente on air, il talk show dedicato all’inclusione sociale e alla cittadinanza attiva, ha ospitato un confronto di grande intensità civile con Fabio Barcaioli, Assessore della Regione Umbria con deleghe, tra le altre, a pace, welfare, politiche sociali, inclusione, cooperazione e volontariato sociale.
A dialogare con lui Nina Daita, figura nazionale del movimento per i diritti delle persone con disabilità, e Juri Cerasini, presidente di habilmente.
La delega alla pace: un impegno che attraversa le vite
Barcaioli ha chiarito fin da subito che la delega alla pace non è un titolo simbolico, ma un compito concreto che chiama le istituzioni a confrontarsi con le ferite del mondo.
La pace, ha spiegato, non è un concetto astratto: è un lavoro quotidiano che si misura nelle storie delle persone accolte, nelle fragilità che la guerra imprime nei corpi e nelle menti, nella responsabilità di costruire percorsi di protezione e dignità.
Tra i racconti condivisi dall’assessore, uno ha colpito profondamente lo studio: la storia di un bambino di otto anni, arrivato in Umbria dopo aver subito l’amputazione di una gamba a causa di un bombardamento.
A Perugia, grazie alla collaborazione tra strutture sanitarie, tecnici ortopedici e volontari, il piccolo sta ricevendo assistenza per ottenere una protesi adeguata, che gli permetterà di tornare a camminare e a giocare.
Barcaioli ha ricordato che dietro ogni intervento c’è un lavoro silenzioso di medici, psicologi, operatori sociali e famiglie ospitanti. Un lavoro che non cancella il trauma, ma apre uno spiraglio di futuro.
La seconda storia è ancora più dura, quasi insopportabile nella sua verità: alcuni bambini provenienti da Gaza, oggi ospitati in Umbria, hanno iniziato a “giocare ai funerali”.
Un gioco che non è un gioco, ma la ripetizione di ciò che hanno visto troppe volte.
Un modo infantile e disperato di dare forma all’orrore.
L’assessore ha sottolineato come questi segnali impongano un impegno psicologico e pedagogico profondo, perché la guerra non ferisce solo i corpi: segna l’immaginario, altera il linguaggio del gioco, modifica la percezione della vita e della morte.
Nel suo intervento, Nina Daita ha riportato al centro la dimensione etica della pace, ricordando le parole di Francesco d’Assisi, che invitava a “portare la pace dove è odio” e a trasformare la cura in gesto politico.
Daita ha sottolineato che la pace non è solo assenza di conflitto, ma rimozione delle barriere – fisiche, culturali, istituzionali – che impediscono alle persone di vivere pienamente i propri diritti.
Il dialogo ha messo in luce come le politiche sociali non possano essere separate: accoglienza dei profughi, tutela delle persone con disabilità, sostegno alle famiglie fragili, valorizzazione del volontariato.
Sono tasselli di un’unica architettura che funziona solo se ogni parte è riconosciuta e messa in relazione.
Cerasini ha intrecciato questi temi con la missione di habilmente: costruire una società in cui l’inclusione non sia un progetto per pochi, ma un patto collettivo.
La puntata si è chiusa con un invito dell’assessore Barcaioli che ha risuonato come un impegno condiviso:
la pace si costruisce nelle scelte quotidiane, nella cura verso chi arriva da lontano e verso chi vive accanto a noi.
Habilmente on air ha offerto uno spazio di confronto che non si limita a raccontare, ma prova a generare consapevolezza. Perché l’inclusione – come la pace – è un processo che si costruisce insieme, un gesto alla volta.

