Logo del Ministero della Salute relativo al nuovo Nomenclatore Tariffario SSN 2026 per prestazioni sanitarie, protesi e ausili
Il nuovo Nomenclatore Tariffario del Servizio Sanitario Nazionale, promosso dal Ministero della Salute, introduce l'aggiornamento delle tariffe per la specialistica ambulatoriale, l'assistenza protesica e gli ausili previsti dai LEA.

Nuovo Nomenclatore Tariffario SSN 2026 una riforma che riguarda tutti i cittadini

Il nuovo Nomenclatore Tariffario nazionale del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è entrato in vigore il 21 settembre 2026, uno dei provvedimenti più importanti degli ultimi anni in materia sanitaria.

Si tratta di una riforma che non riguarda soltanto tecnici, amministratori o operatori sanitari. Il nomenclatore, infatti, determina il valore economico delle prestazioni sanitarie e degli ausili erogati dal SSN e rappresenta la base su cui vengono calcolati i rimborsi alle strutture ospedaliere, ai poliambulatori, ai laboratori di analisi e ai fornitori di protesi e ausili per le persone con disabilità.

Per comprendere perché sia stato necessario arrivare a una completa revisione del sistema tariffario e perché il nuovo nomenclatore sia entrato in vigore proprio il 21 settembre 2026, occorre partire dalle sue funzioni fondamentali.

Che cos’è il Nomenclatore Tariffario

Quando si parla di Servizio Sanitario Nazionale, spesso l’attenzione si concentra sulle visite mediche, sugli esami diagnostici o sugli ausili destinati alle persone con disabilità. Dietro ciascuna di queste prestazioni esiste però un sistema molto più complesso, indispensabile per garantire il funzionamento dell’intera sanità pubblica: il Nomenclatore Tariffario.

Si tratta del documento ufficiale che identifica e codifica tutte le prestazioni e i dispositivi erogati dal SSN, attribuendo a ciascuno una tariffa di riferimento. In altre parole, stabilisce quanto il Servizio Sanitario Nazionale riconosce economicamente alle strutture pubbliche e private accreditate che erogano una determinata prestazione o forniscono uno specifico ausilio.

Le tariffe non rappresentano semplicemente un prezzo. Sono lo strumento attraverso cui lo Stato finanzia i Livelli Essenziali di Assistenza, garantisce uniformità sul territorio nazionale e regola i rapporti economici tra Regioni e soggetti erogatori. Una tariffa troppo bassa rischia di rendere insostenibile un servizio; una tariffa troppo elevata può invece compromettere l’equilibrio finanziario del sistema sanitario. Per questo motivo il nomenclatore costituisce uno degli strumenti più delicati della programmazione sanitaria nazionale.

Le due grandi aree del Nomenclatore: prestazioni e ausili

Il nomenclatore si divide sostanzialmente in due grandi ambiti.

Il primo riguarda l’assistenza specialistica ambulatoriale, cioè l’insieme delle prestazioni sanitarie che i cittadini effettuano quotidianamente presso ospedali, poliambulatori e centri diagnostici. In questa categoria rientrano le visite specialistiche, gli esami di laboratorio, la diagnostica per immagini, le ecografie, le risonanze magnetiche, gli esami cardiologici, le prestazioni riabilitative e molti altri servizi clinici.

Il secondo ambito riguarda invece l’assistenza protesica e gli ausili, destinati alle persone con disabilità, ridotta autonomia o particolari esigenze sanitarie. In questo settore trovano collocazione le protesi di arto, le ortesi, le carrozzine, i sistemi di postura, gli ausili tecnologici e numerosi dispositivi che permettono di migliorare autonomia, mobilità e qualità della vita.

Pur facendo parte dello stesso sistema tariffario, i due settori hanno caratteristiche profondamente diverse. Nel caso delle prestazioni sanitarie incidono soprattutto il costo del personale medico e delle tecnologie utilizzate. Nel settore protesico, invece, pesano in maniera significativa le materie prime, la componentistica, il lavoro altamente specializzato dei tecnici ortopedici e gli adempimenti previsti dalle normative europee sui dispositivi medici.

La nascita dei nuovi LEA e il problema delle tariffe

Il punto di partenza della vicenda risale al 2017, quando il Governo approvò il nuovo DPCM sui Livelli Essenziali di Assistenza. Quel provvedimento ampliava e aggiornava le prestazioni garantite dal Servizio Sanitario Nazionale, introducendo nuove tutele sia per l’assistenza specialistica sia per l’assistenza protesica.

L’approvazione dei LEA, tuttavia, non era sufficiente a renderli pienamente operativi. Perché le nuove prestazioni potessero essere effettivamente erogate era necessario definire anche le relative tariffe. Senza un aggiornamento economico, molte delle innovazioni introdotte sulla carta rischiavano di rimanere di difficile applicazione pratica.

Per diversi anni il sistema continuò quindi a fare riferimento a valori economici ormai superati e a tariffari costruiti in un contesto sanitario profondamente diverso da quello attuale.

Il primo Decreto Tariffe del 2024

Per superare questa situazione, il Ministero della Salute e il Ministero dell’Economia arrivarono alla definizione di un nuovo tariffario nazionale culminato nel Decreto Ministeriale del 25 novembre 2024, entrato in vigore il 30 dicembre dello stesso anno.

L’obiettivo era molto ambizioso: creare un sistema uniforme per tutto il Paese, sostituendo il precedente quadro frammentato e aggiornando finalmente le tariffe di specialistica ambulatoriale e assistenza protesica.

Il decreto avrebbe dovuto rappresentare il punto di arrivo di un percorso iniziato nel 2017. In realtà si trasformò soltanto in una tappa intermedia.

Le contestazioni della sanità privata e del settore protesico

Subito dopo l’entrata in vigore del decreto iniziarono le contestazioni da parte delle associazioni che rappresentavano la sanità privata accreditata, i laboratori di analisi, i poliambulatori e le officine ortopediche.

Secondo i ricorrenti, molte tariffe non riflettevano i costi reali sostenuti per erogare le prestazioni. Le critiche riguardavano in particolare l’utilizzo di dati ritenuti troppo datati, la limitata rappresentatività delle strutture coinvolte nelle rilevazioni e la mancata considerazione di numerosi costi effettivamente sostenuti dagli operatori.

Particolarmente acceso fu il confronto nel settore protesico. Le aziende evidenziavano come negli anni fossero aumentati in modo significativo il costo dei materiali, della componentistica, delle certificazioni obbligatorie e degli adempimenti imposti dalle normative europee sui dispositivi medici.

La storica decisione del TAR Lazio

La questione arrivò davanti al TAR Lazio, che con una serie di sentenze considerate storiche accolse gran parte delle contestazioni.

I giudici ritennero che il procedimento seguito per determinare numerose tariffe presentasse difetti istruttori significativi. In particolare evidenziarono che molte valutazioni economiche erano state elaborate senza una sufficiente analisi dei costi reali sostenuti dalle strutture sanitarie e dai fornitori di ausili.

Il TAR contestò inoltre l’utilizzo di dati non aggiornati e il mancato approfondimento di alcune osservazioni tecniche formulate da AGENAS durante il procedimento.

Nel comparto protesico, i giudici sottolinearono come non fossero stati adeguatamente considerati gli effetti economici derivanti dall’applicazione del Regolamento Europeo MDR 745/2017 e dall’evoluzione del mercato dei dispositivi medici.

Un anno di tempo per rifare il lavoro

Pur annullando il decreto, il TAR scelse una soluzione che evitasse gravi ripercussioni sul sistema sanitario.

I giudici disposero infatti un annullamento con efficacia differita di 365 giorni a partire dal 22 settembre 2025. In questo modo il Governo avrebbe avuto tempo fino al 22 settembre 2026 per ricostruire l’intera istruttoria, raccogliere nuovi dati e approvare un nomenclatore conforme alle indicazioni della magistratura amministrativa.

La decisione aveva un obiettivo preciso: evitare che l’annullamento immediato del decreto producesse un vuoto normativo in grado di compromettere l’erogazione dei LEA e i rapporti economici tra Regioni e strutture sanitarie.

Come è stato costruito il nuovo Nomenclatore 2026

Per adempiere alle prescrizioni del TAR, il Ministero della Salute ha avviato una nuova e più ampia rilevazione dei costi.

Tra gennaio e giugno 2026 sono stati raccolti e analizzati dati provenienti da strutture pubbliche e private accreditate distribuite sul territorio nazionale. Parallelamente è stata effettuata una rilevazione dei volumi di attività relativi all’assistenza protesica, con particolare attenzione agli ausili e ai dispositivi personalizzati.

Il nuovo lavoro istruttorio ha consentito di valorizzare meglio i costi effettivi delle prestazioni, di introdurre il sistema di classificazione FA-RE per la specialistica ambulatoriale e di riconoscere, nel settore protesico, l’impatto degli aumenti delle materie prime, del lavoro specializzato e degli obblighi derivanti dalle normative europee.

Le risorse stanziate per sostenere l’aumento delle tariffe

La revisione delle tariffe ha reso necessario un incremento delle risorse pubbliche destinate alla sanità.

La Legge di Bilancio 2026 ha previsto uno stanziamento di 100 milioni di euro per il 2026 e di 183 milioni di euro annui a partire dal 2027. L’obiettivo era garantire che l’aggiornamento tariffario fosse sostenuto principalmente dalla finanza pubblica, evitando che il peso ricadesse integralmente sui cittadini o sui bilanci regionali.

Questo intervento ha consentito di accompagnare il nuovo nomenclatore con una copertura finanziaria dedicata, rendendo concretamente sostenibile il nuovo sistema.

Perché il nuovo Nomenclatore entra in vigore il 21 settembre 2026

La data del 21 settembre 2026 non è casuale.

Rappresenta il punto di arrivo di un percorso normativo, amministrativo e giudiziario iniziato molti anni prima con i LEA del 2017 e accelerato dalle sentenze del TAR Lazio.

Dopo il completamento dell’istruttoria tecnica, il parere favorevole di AGENAS, l’intesa raggiunta in Conferenza Stato-Regioni e la firma dei Ministri competenti, il nuovo Decreto Tariffe è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale pochi giorni prima della scadenza fissata dal TAR.

L’entrata in vigore del 21 settembre 2026 ha consentito di rispettare il termine imposto dai giudici e di garantire continuità nell’erogazione delle prestazioni sanitarie e degli ausili previsti dai Livelli Essenziali di Assistenza.

l nuovo Nomenclatore Tariffario 2026 non è soltanto un aggiornamento dei rimborsi riconosciuti dal Servizio Sanitario Nazionale. È il risultato di un complesso lavoro di revisione che ha coinvolto istituzioni, Regioni, operatori sanitari, associazioni di categoria e magistratura amministrativa.

Attraverso il nuovo sistema, il SSN cerca di trovare un equilibrio tra sostenibilità economica, qualità delle cure e tutela dei diritti dei cittadini. Un obiettivo fondamentale per garantire che visite, esami diagnostici, protesi e ausili continuino a essere accessibili, efficaci e coerenti con le reali esigenze della sanità contemporanea.

SECONDA PARTE DELL’INCHIESTA SUL NUOVO NOMENCLATORE TARIFFARIO 2026 – 2/3 –

Di Juri Cerasini

Nato a Spoleto nel lontano 1975, negli anni ho sviluppato una formazione e una conoscenza sui diritti delle persone con disabilità e sulle politiche per l'inclusione sociale