Logo del Ministero della Salute relativo al nuovo Nomenclatore Tariffario SSN 2026 per prestazioni sanitarie, protesi e ausili
Il nuovo Nomenclatore Tariffario del Servizio Sanitario Nazionale, promosso dal Ministero della Salute, introduce l'aggiornamento delle tariffe per la specialistica ambulatoriale, l'assistenza protesica e gli ausili previsti dai LEA.

Dopo aver analizzato nella prima parte dell’inchiesta il nuovo Nomenclatore Tariffario nel suo complesso e nella seconda parte il capitolo dedicato alle visite specialistiche, agli esami diagnostici e alle prestazioni ambulatoriali, è arrivato il momento di approfondire il settore che, probabilmente più di ogni altro, incide sulla qualità della vita delle persone con disabilità: quello degli ausili e delle protesi.

Il nuovo Nomenclatore Tariffario entrato in vigore il 21 settembre 2026 non rappresenta soltanto un aggiornamento amministrativo o contabile. Per molte persone significa parlare di autonomia, mobilità, comunicazione, studio, lavoro e partecipazione sociale. Dietro ogni codice tariffario non c’è semplicemente un dispositivo medico, ma uno strumento che può determinare il livello di indipendenza di una persona nella vita quotidiana.

Per comprendere l’importanza di questa riforma bisogna partire da una considerazione fondamentale: per molti anni il sistema dell’assistenza protesica italiana è rimasto ancorato a riferimenti normativi ed economici nati in un mondo profondamente diverso da quello attuale.

Un sistema nato nel Novecento per affrontare le sfide del XXI secolo

Per gran parte degli ausili destinati alle persone con disabilità, il riferimento storico è stato il Nomenclatore del 1999. Si trattava di uno strumento innovativo per l’epoca, ma inevitabilmente incapace di tenere il passo con l’evoluzione tecnologica che avrebbe caratterizzato i decenni successivi.

Quando quel nomenclatore venne approvato, gli smartphone non esistevano, i tablet erano fantascienza, la domotica era riservata a pochi contesti sperimentali e gran parte delle tecnologie assistive oggi considerate indispensabili non erano ancora disponibili sul mercato.

Negli anni sono cambiati gli ausili, sono cambiate le esigenze delle persone con disabilità ed è cambiata anche la concezione stessa dell’inclusione. Non si parla più soltanto di assistenza o di compensazione di una menomazione, ma di piena partecipazione alla vita sociale, scolastica, lavorativa e culturale.

L’aggiornamento dei LEA nel 2017 e il nuovo Nomenclatore Tariffario del 2026 nascono proprio dall’esigenza di colmare questo ritardo storico.

Che cos’è l’assistenza protesica

L’assistenza protesica comprende tutti quei dispositivi e quelle tecnologie che il Servizio Sanitario Nazionale mette a disposizione delle persone con disabilità o con ridotta autonomia funzionale.

A differenza delle visite o degli esami diagnostici, che rappresentano singoli momenti del percorso sanitario, gli ausili accompagnano la persona nella quotidianità. Una carrozzina, una protesi di arto, un sistema di postura o un dispositivo per la comunicazione possono essere utilizzati per molte ore al giorno, influenzando in maniera determinante l’autonomia personale.

Per questo motivo l’assistenza protesica è uno dei pilastri dei Livelli Essenziali di Assistenza e rappresenta uno degli strumenti più importanti attraverso cui il sistema sanitario contribuisce alla realizzazione concreta dei diritti delle persone con disabilità.

Le principali novità del nuovo nomenclatore

Uno degli aspetti più significativi della riforma riguarda l’ingresso e il riconoscimento di tecnologie che nel vecchio sistema risultavano assenti, sottovalutate oppure collocate in categorie ormai superate.

Il nuovo nomenclatore dedica maggiore attenzione agli ausili per la comunicazione aumentativa e alternativa, alle tecnologie informatiche per l’autonomia personale, ai sistemi per il controllo ambientale e a numerosi strumenti che consentono alle persone con disabilità di utilizzare computer, dispositivi digitali e tecnologie assistive.

Anche il settore della mobilità viene aggiornato attraverso una classificazione più articolata delle carrozzine e dei sistemi di postura, mentre trovano maggiore riconoscimento molte soluzioni tecnologiche che negli ultimi anni sono diventate fondamentali per la partecipazione sociale, educativa e lavorativa.

La novità più importante, tuttavia, non è rappresentata da un singolo dispositivo. Il vero cambiamento è culturale. Per la prima volta il sistema prova a riconoscere che autonomia, comunicazione e accesso alle tecnologie non sono aspetti secondari, ma componenti essenziali della qualità della vita.

Il valore della personalizzazione

Quando si parla di protesi e ausili, spesso si commette l’errore di immaginare prodotti standardizzati. In realtà molti dispositivi vengono progettati, modificati e adattati sulla base delle caratteristiche specifiche della persona.

Una protesi di arto, un sistema di seduta complesso, una carrozzina superleggera configurata per un utilizzo specifico o un ausilio per la comunicazione richiedono spesso un articolato lavoro di valutazione clinica, progettazione tecnica e personalizzazione.

Dietro al dispositivo finale operano medici specialisti, terapisti, tecnici ortopedici, ingegneri e aziende altamente specializzate.

È proprio questo uno dei punti che aveva generato il maggior contenzioso attorno al precedente tariffario. Secondo il settore ortoprotesico, le vecchie tariffe non rispecchiavano più i costi effettivi sostenuti per produrre e personalizzare questi dispositivi.

Perché il TAR ha dato ragione al settore ortoprotesico

Il comparto degli ausili personalizzati è stato uno dei protagonisti delle battaglie giudiziarie che hanno portato alla revisione del decreto tariffario precedente.

Le aziende contestavano il fatto che il sistema non tenesse sufficientemente conto dell’aumento dei costi delle materie prime, dell’incremento della componentistica specializzata e degli obblighi introdotti dalla normativa europea sui dispositivi medici.

Negli ultimi anni il Regolamento Europeo MDR 745/2017 ha imposto standard molto più rigorosi in termini di sicurezza, tracciabilità, controlli di qualità e responsabilità dei produttori. Tutto questo ha comportato investimenti significativi da parte delle aziende del settore.

Secondo il TAR Lazio, una parte di questi costi non era stata adeguatamente considerata nella costruzione delle vecchie tariffe. Da qui è nato il percorso che ha portato alla revisione completa del sistema e all’approvazione del nuovo nomenclatore.

Le nuove tariffe miglioreranno davvero la vita delle persone con disabilità?

Questa è la domanda che molti si pongono.

La risposta più corretta è che il nuovo nomenclatore può creare condizioni migliori, ma non produce automaticamente benefici immediati per tutti.

L’aggiornamento delle tariffe non significa che le persone riceveranno più rapidamente gli ausili né che le procedure burocratiche diventeranno improvvisamente più semplici. Quello che cambia è la sostenibilità economica del sistema.

Se le tariffe riconosciute dal Servizio Sanitario Nazionale sono troppo basse, le aziende hanno maggiori difficoltà a investire, innovare e garantire elevati livelli di personalizzazione. Se invece il tariffario riesce a riflettere in maniera più realistica i costi effettivi, aumentano le possibilità di mantenere una filiera produttiva solida e capace di sviluppare soluzioni sempre più avanzate.

Il beneficio, quindi, potrebbe manifestarsi soprattutto nel medio e lungo periodo attraverso una migliore qualità degli ausili e una maggiore disponibilità di tecnologie innovative.

Gli ausili sportivi restano il grande assente

Accanto agli aspetti positivi, il nuovo nomenclatore lascia aperte alcune questioni rilevanti.

La più evidente riguarda gli ausili destinati all’attività sportiva.

Nonostante il crescente riconoscimento dello sport come strumento di salute, inclusione e partecipazione sociale, il sistema continua a considerare molti ausili sportivi come dispositivi esterni ai Livelli Essenziali di Assistenza.

Carrozzine da basket, carrozzine da tennis, handbike agonistiche, protesi sportive o altri dispositivi destinati alla pratica sportiva specialistica non trovano ancora un pieno riconoscimento all’interno del sistema pubblico.

Si tratta di una scelta che continua a suscitare critiche perché lo sport, soprattutto per molte persone con disabilità, non rappresenta soltanto un’attività ricreativa ma un fondamentale percorso di salute, autonomia e inclusione.

Da questo punto di vista il nuovo nomenclatore compie numerosi passi avanti, ma lascia ancora irrisolto uno dei temi più sentiti dal movimento paralimpico.

Il problema dei tempi di rinnovo

Un’altra questione che continua a generare discussioni riguarda i tempi necessari per sostituire gli ausili.

Una carrozzina superleggera, ad esempio, può generalmente essere sostituita dopo circa cinque anni di utilizzo. Per le carrozzine elettroniche il periodo di rinnovo si colloca normalmente tra i cinque e i sei anni, mentre un cuscino antidecubito viene generalmente sostituito dopo tre anni.

Sulla carta sono previsti meccanismi che consentono la sostituzione anticipata in caso di peggioramento delle condizioni cliniche, crescita della persona, usura eccessiva o impossibilità di riparazione del dispositivo.

Nella pratica, tuttavia, molte associazioni continuano a segnalare differenze significative tra le varie Regioni, tempi burocratici lunghi e difficoltà nell’ottenere le autorizzazioni necessarie.

Anche su questo aspetto il nuovo nomenclatore non introduce cambiamenti sostanziali. Le tariffe vengono aggiornate, ma la questione delle procedure e dei tempi resta ancora in gran parte affidata all’organizzazione dei singoli sistemi regionali.

Una riforma importante, ma non definitiva

Nel complesso il nuovo Nomenclatore Tariffario rappresenta uno dei più significativi aggiornamenti dell’assistenza protesica degli ultimi vent’anni.

L’introduzione di nuove tecnologie, il riconoscimento dei maggiori costi sostenuti dai fornitori e la valorizzazione degli ausili personalizzati costituiscono elementi positivi che possono contribuire a rafforzare il sistema.

Allo stesso tempo non bisogna ignorare le criticità ancora presenti. Gli ausili sportivi restano sostanzialmente esclusi dal perimetro ordinario dei LEA, le differenze territoriali continuano a incidere sull’accesso ai dispositivi e il tema della semplificazione burocratica rimane largamente irrisolto.

La sensazione è che il nuovo nomenclatore rappresenti un importante passo avanti ma non ancora il punto di arrivo. La vera sfida sarà verificare se le nuove tariffe riusciranno a trasformarsi in ausili più aggiornati, percorsi più rapidi e maggiore autonomia per le persone con disabilità.

Perché il successo di una riforma di questo tipo non si misura soltanto nelle tabelle pubblicate in Gazzetta Ufficiale. Si misura nella possibilità concreta, per una persona, di muoversi, comunicare, studiare, lavorare e partecipare pienamente alla vita della comunità.

Di Juri Cerasini

Nato a Spoleto nel lontano 1975, negli anni ho sviluppato una formazione e una conoscenza sui diritti delle persone con disabilità e sulle politiche per l'inclusione sociale