Ci sono incontri che non si limitano a informare, ma trasformano il modo in cui guardiamo la realtà. Il dialogo con Lisa Orrico, rappresentante del Forum Caregiver Familiari Uniti, è stato uno di questi. Non un semplice confronto tecnico sul disegno di legge del Governo dedicato ai caregiver, ma un’immersione nella vita quotidiana di chi, ogni giorno, sostiene un familiare non autosufficiente con una dedizione che raramente trova riconoscimento istituzionale.

L’incontro ha messo al centro una verità spesso ignorata: la figura del caregiver familiare è una delle colonne portanti del welfare italiano, ma continua a essere trattata come un’ombra. Invisibile quando si parla di diritti, indispensabile quando si parla di assistenza.

La vita di una caregiver: un lavoro che non viene chiamato lavoro

Ascoltare Lisa Orrico significa entrare in un mondo fatto di turni infiniti, notti interrotte, responsabilità mediche, burocrazia, solitudine e amore. La sua testimonianza non è un racconto individuale, ma la voce di migliaia di persone che vivono la stessa condizione.

La giornata di una caregiver non ha orari. Non esistono ferie, permessi, malattie. Non esiste un “dopo il lavoro”, perché il lavoro coincide con la vita stessa.

Orrico ha descritto con lucidità il paradosso più doloroso: lo Stato risparmia miliardi grazie al lavoro gratuito dei caregiver, ma non riconosce loro né un ruolo giuridico né un sostegno economico adeguato. È un sistema che si regge sulla buona volontà delle famiglie, senza però garantire loro tutele, diritti, prospettive.

Il DL caregiver presentato dal Governo è stato accolto con interesse, ma anche con preoccupazione.
Secondo Orrico, il testo attuale rischia di essere un’occasione mancata. Il disegno di legge introduce alcuni elementi positivi come quello di avere un primo tentativo di definire il perimetro dell’assistenza familiare ma rimane un riconoscimento formale, anche debole, del ruolo del caregiver

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