Un anno di avvio tra aspettative e prime crepe

Il 2025 ha rappresentato l’esordio operativo dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, un organismo nato con l’obiettivo dichiarato di trasformare i diritti da enunciazioni formali a tutele effettive. Il confronto pubblico attorno a questo primo anno di attività si è acceso in particolare su Habilmente_Tv, il canale YouTube dell’associazione Habilmente, dove voci come Nina Daita e Juri Cerasini hanno messo in luce criticità, potenzialità e limiti dell’Autorità.

Governance e rappresentanza: una composizione che fa discutere

La Relazione definisce il 2025 come un “anno fondativo”, ma la fase costituente non può diventare un alibi. La prima frattura emerge sulla governance: la composizione interamente maschile dell’Autorità, denunciata da Daita come una “pecca gravissima”, rivela una cultura istituzionale che continua a ignorare la doppia discriminazione che colpisce le donne con disabilità.

Segnalazioni e partecipazione: un divario ancora enorme

La Relazione registra circa 1.300 segnalazioni nel 2025. Un numero che, come osserva Cerasini, rappresenta solo una frazione minima della platea potenziale: milioni di persone con disabilità, centinaia di migliaia di caregiver, 880.000 iscritti al collocamento obbligatorio. Il dato mostra più la scarsa conoscenza dell’Autorità che la sua efficacia.

Trasparenza sotto esame: i possibili conflitti di interesse

Un’inchiesta del quotidiano Domani ha evidenziato possibili conflitti di interesse nella gestione delle risorse e nei rapporti tra il Ministero della Disabilità e alcune realtà associative. Nina Daita ha definito il quadro «triste», mentre Juri Cerasini ha affermato che, se confermato, si tratterebbe di «una strumentalizzazione delle condizioni di disabilità di centinaia di migliaia di persone, del loro dolore e delle loro difficoltà». Non sono accuse definitive, ma pongono un problema politico evidente: un organismo di garanzia non può permettersi zone d’ombra.

Scuola e università: tra continuità didattica e diritto allo studio

La scuola è uno dei principali fronti di intervento dell’Autorità, soprattutto sulla continuità didattica e sugli accomodamenti ragionevoli. L’intervento al TAR Lazio per difendere la conferma dei docenti di sostegno è un segnale importante, ma non sufficiente. Sul fronte universitario, il Garante ha chiesto una legge nazionale che garantisca agli studenti con disabilità grave e ai caregiver il diritto di frequentare l’ateneo più vicino ai luoghi di cura.

Lavoro: 880.000 iscritti al collocamento mirato e un silenzio pesante

Nina Daita ricorda che in Italia ci sono 880.000 persone con disabilità iscritte al collocamento mirato, un dato che da solo basterebbe a imporre una strategia nazionale. La Relazione del Garante si concentra sugli accomodamenti ragionevoli per il lavoro agile, ma non affronta le criticità dei Centri per l’impiego, vero collo di bottiglia dell’inserimento lavorativo: carenza di personale specializzato, monitoraggio insufficiente, controlli deboli sulle aziende.

Accessibilità urbana: tra PEBA inattuati e barriere quotidiane

Le denunce di Cerasini sui PEBA inattuati e sulle difficoltà di mobilità in città come Roma trovano riscontro nei sopralluoghi del Garante. “Un ascensore che non funziona è una barriera”: una frase che sintetizza perfettamente il problema. Ma senza poteri sanzionatori, il rischio è che tutto resti testimonianza.

Dati mancanti: caregiver e Dopo di Noi senza numeri

La Relazione si chiude con un’ammissione grave: mancano i dati. Non esiste un censimento dei caregiver familiari né un quadro chiaro dei beneficiari del “Dopo di Noi”. Nina Daita ha sottolineato che senza dati è impossibile costruire politiche pubbliche efficaci e programmare finanziamenti adeguati. Senza numeri, ogni intervento rischia di essere inefficace o puramente simbolico.

Progetto di Vita: la sfida del biennio 2026‑2027

La piena attuazione del Progetto di Vita sarà la prova decisiva. Richiede risorse, competenze e una governance realmente partecipata. Ma soprattutto richiede una volontà politica che finora è mancata.

Quale futuro per il Garante Disabilità?

Il 2025 è stato l’anno della costruzione. Il 2026 dovrà essere l’anno della credibilità. Perché un’Autorità nata per difendere i diritti rischia, senza un salto di qualità, di trasformarsi in un osservatore senza potere. La domanda è semplice e radicale: il Garante sarà un motore di cambiamento o un nuovo livello di burocrazia?

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Di Juri Cerasini

Nato a Spoleto nel lontano 1975, negli anni ho sviluppato una formazione e una conoscenza sui diritti delle persone con disabilità e sulle politiche per l'inclusione sociale