Il 1° maggio è la giornata in cui celebriamo il lavoro, ma per molte persone con disabilità questa ricorrenza resta un promemoria doloroso di ciò che manca. La XII Relazione al Parlamento sul collocamento mirato racconta una realtà che non possiamo ignorare: gli iscritti agli elenchi superano ormai gli 880 mila, eppure le opportunità di inserimento non crescono allo stesso ritmo. Più persone cercano lavoro e si iscrivono al collocamento mirato, ma il lavoro non arriva. Le quote di riserva restano scoperte, le aziende faticano a trasformare l’obbligo in inclusione reale e il sistema dei servizi procede a velocità diverse da Nord a Sud. Dietro questi numeri ci sono vite sospese, competenze non riconosciute, percorsi professionali interrotti. In questo quadro già fragile, la condizione femminile emerge come una ferita ancora più profonda.

IL 1 MAGGIO DELLE DONNE CON DISABILITÀ

Le donne con disabilità rappresentano circa il 44% degli iscritti, ma incontrano barriere più alte e più dure. Sono discriminate come donne e come persone con disabilità. Il doppio svantaggio si traduce in meno opportunità, meno contratti, meno stabilità e quando il lavoro manca, la marginalità cresce.

IL 1° MAGGIO DEI CAREGIVER

A questo si aggiunge un altro elemento, troppo spesso ignorato: il ruolo di caregiver familiare, che in Italia ricade in modo schiacciante sulle donne. Migliaia di madri, figlie, sorelle rinunciano al proprio futuro professionale per assistere un familiare con disabilità. È un lavoro a tutti gli effetti, ma non riconosciuto, non retribuito, non tutelato, un lavoro che assorbe tempo, energie, identità. Un lavoro che diventa destino perché mancano servizi, mancano sostegni, manca una visione che permetta di conciliare cura e occupazione. Le donne caregiver non compaiono nelle statistiche della disoccupazione legate alla disabilità, ma sono fuori dal mercato del lavoro. Non per scelta, ma per necessità.

LA DISTORSIONE DELL’UTILIZZO DELL’ EX ARTICOLO 14 LEGGE BIAGI

In questo contesto, è impossibile non citare anche le distorsioni generate dall’ex articolo 14 della Legge Biagi, uno strumento nato per favorire l’inserimento lavorativo ma che, nella pratica, ha spesso trasformato la persona con disabilità in una sorta di “merce contrattuale”. Le aziende possono adempiere agli obblighi di assunzione esternalizzando la quota a cooperative sociali, pagando un corrispettivo economico invece di assumere direttamente. Il risultato è che la persona con disabilità non entra nell’azienda, non partecipa alla sua vita lavorativa, non accede alle stesse opportunità di crescita. Diventa un numero da spostare, un adempimento da delegare, un costo da compensare. È una logica che svuota di senso la legge 68/1999 e tradisce lo spirito del collocamento mirato, che dovrebbe valorizzare competenze e potenzialità, non creare percorsi paralleli e marginali.

Il 1° maggio dovrebbe essere anche la giornata del riconoscimento di chi lavora senza contratto, senza ferie, senza orari, senza riconoscimento. La giornata di chi sostiene il welfare invisibile del Paese, permettendo agli altri di lavorare mentre loro restano indietro; delle persone che pur avendo competenze e desideri, non riesce a trovare spazio nel mondo del lavoro perché la cura di un familiare assorbe tutto il suo tempo o perché la disabilità viene ancora trattata come un problema da gestire e non come una risorsa da includere. Parlare di lavoro e disabilità oggi significa affrontare questa doppia ingiustizia: la mancanza di opportunità per le persone con disabilità e la mancanza di libertà per i caregiver. Significa riconoscere che l’inclusione non è solo una questione di assunzioni, ma di servizi, di sostegni, di cultura. Il 1° maggio non può essere solo una celebrazione. Deve essere un impegno. Un impegno a costruire un Paese in cui il lavoro sia davvero un diritto, non un miraggio; un Paese in cui le persone con disabilità non siano trattate come numeri da esternalizzare e i loro familiari non siano costretti a scegliere tra l’accudimento e la propria vita professionale e sociale; un Paese in cui il lavoro non manchi proprio a chi ne avrebbe più bisogno.

Persone con disabilità di tutto il mondo, uniamoci e non smettiamo di rivendicare il pane e le rose.

BUON PRIMO MAGGIO!

Di Juri Cerasini

Nato a Spoleto nel lontano 1975, negli anni ho sviluppato una formazione e una conoscenza sui diritti delle persone con disabilità e sulle politiche per l'inclusione sociale