L’attuale percorso di attuazione del Piano nazionale per la non autosufficienza e del Piano nazionale per l’assistenza e la cura della fragilità nella popolazione anziana si scontra con il mancato completamento di riforme strutturali che genera incertezze per le persone con disabilità e le loro famiglie. I ritardi regionali nella realizzazione delle Case della Comunità e dei Punti Unici di Accesso, previsti dal PNRR, limitano fortemente l’esigibilità dei diritti e l’erogazione dei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali. A questo quadro si aggiunge una preoccupante scarsità di risorse, poiché molti dei finanziamenti derivano da riallocazioni di fondi già esistenti anziché da nuovi investimenti strutturali, rendendo il sistema debole di fronte ai bisogni di milioni di cittadini.

Una delle criticità maggiori evidenziate da Auser riguarda la creazione di un doppio binario assistenziale, dove il primo piano copre i soggetti fino ai 70 anni e il secondo quelli oltre tale soglia, alimentando rischi di frammentazione e vuoti di presa in carico proprio nella delicata fascia d’età tra i 65 e i 75 anni. Per superare questa separazione, Auser propone la costruzione di un modello ponte a livello nazionale che definisca una cornice unitaria di presa in carico valida per entrambi i piani. Questo sistema si fonderebbe sull’adozione di un unico set di strumenti e scale per la valutazione multidimensionale della non autosufficienza, garantendo che i bisogni della persona siano definiti in modo uniforme a prescindere dall’età del beneficiario.

Il funzionamento del modello ponte richiederebbe inoltre l’emanazione di linee guida nazionali chiare per gestire i passaggi di competenza anagrafica e una maggiore coerenza nei criteri di riparto delle risorse tra i territori. A livello regionale, tale integrazione dovrebbe concretizzarsi in un unico documento di programmazione che consideri la non autosufficienza lungo tutto il corso della vita, superando la logica dei piani separati attraverso una cabina di regia unitaria. In questo contesto, le Regioni dovrebbero utilizzare le risorse per sperimentare percorsi assistenziali integrati che mettano in rete Case della Comunità, assistenza domiciliare e servizi sociali.

L’efficacia del modello si misura però soprattutto sulla capacità di integrazione sul campo, che Auser individua nella trasformazione del Punto Unico di Accesso in uno sportello realmente unico, capace di accogliere l’utente senza barriere burocratiche legate all’età. Le Unità di Valutazione Multidimensionale dovrebbero operare con un mandato trasversale su tutti i non autosufficienti, utilizzando il progetto personalizzato come il vero e proprio documento ponte per garantire la continuità delle cure. All’interno di questo percorso, la figura del case manager unico diventerebbe il riferimento costante per le situazioni più complesse, seguendo la persona nel tempo indipendentemente dal piano di appartenenza. Il sistema si completerebbe infine con misure trasversali quali la creazione di un sistema informativo integrato, la formazione congiunta degli operatori per costruire una cultura comune della cura e il coinvolgimento strutturato dei caregiver e del terzo settore

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Di Juri Cerasini

Nato a Spoleto nel lontano 1975, negli anni ho sviluppato una formazione e una conoscenza sui diritti delle persone con disabilità e sulle politiche per l'inclusione sociale